Marco Lucchetti Art Gallery

Marco Lucchetti Art Gallery

Agathe Borin & Lisa Gyöngy

Due fumettiste svizzere. Due linguaggi. Una stessa pressione da misurare.

DATE  10 ottobre – 14 novembre 2026

SEDE  Marco Lucchetti Art Gallery, Lugano

CON  Installazione-performance di Alba Usai

Manometro nasce da una riflessione sulla pressione: quella che si misura, quella che si percepisce e quella, più difficile da quantificare, che accompagna il percorso di chi sceglie di fare della creazione il proprio spazio professionale e identitario. Per Agathe Borin e Lisa Gyöngy, essere artiste significa innanzitutto essere in ricerca. Ricerca di un linguaggio, di una forma, di una posizione e, inevitabilmente, di un riconoscimento.

Ma significa anche confrontarsi continuamente con le aspettative che accompagnano il proprio ruolo. Essere fumettiste ed essere donne non è sempre un percorso immediato. Significa trovare la propria voce e difenderne l’autonomia, misurarsi con modelli e aspettative ancora presenti nel sistema culturale e professionale, rivendicare il diritto all’ambizione e, contemporaneamente, confrontarsi con le aspettative che ciascuna costruisce nei confronti di sé stessa.

Il manometro diventa allora una metafora di questa tensione. Misura idealmente la distanza fra ciò che si è, ciò che gli altri si aspettano e ciò che si aspira a diventare. La pressione arriva dall’esterno — dallo sguardo degli altri, dal mercato, dal riconoscimento professionale, dalle convenzioni sociali — ma progressivamente diventa anche interna. Alla necessità di essere viste si sovrappone quella di essere all’altezza delle proprie aspirazioni. Alla libertà della creazione si affiancano il dubbio, l’ambizione, il confronto e la necessità di trovare il proprio posto.

Ma la pressione non è soltanto qualcosa da subire. Può diventare forza creativa, ricerca, trasformazione. Può obbligare a interrogare il proprio linguaggio, a rompere gli schemi, a ridefinire continuamente il rapporto tra identità e rappresentazione. Manometro racconta così una condizione intima e insieme collettiva: quella di due autrici che utilizzano il fumetto e il disegno non semplicemente per rappresentare una realtà, ma per misurare la pressione del proprio tempo e del proprio essere artiste al suo interno.
Borin e Gyöngy non cercano di fornire una risposta. Rendono visibile una tensione.
E ci ricordano che dietro ogni percorso creativo esiste una pressione diversa, una soglia personale, un equilibrio continuamente da ricercare.

Ognuna porta con sé il proprio manometro.

Marco Lucchetti
Direttore ML Art Gallery

DUE AUTRICI, DUE SGUARDI

Agathe Borin

Nata nel 1994 a Ginevra e formatasi alla Scuola di Arti Applicate di Ginevra, Agathe Borin vive e lavora a Neuchâtel. Illustratrice e autrice di fumetti, sviluppa progetti personali e su commissione con una particolare attenzione ai temi sociali. Il suo primo fumetto, Journal d’alpage, è stato pubblicato da Antipodes nel 2024. È attiva nella SCAA e nel collettivo La bûche.

Per MANOMETRO presenta illustrazioni e dipinti nei quali figure umane, insetti e paesaggi costruiscono un legame stretto tra il corpo e il suo ambiente. La pressione diventa qui ecologica e sociale insieme: riguarda il ritmo delle nostre vite, la disconnessione dal mondo vivente e la vulnerabilità condivisa tra esseri umani ed ecosistemi.

Lisa Gyöngy

Nata in Svizzera nel 1983 da madre ceca e padre ungherese, Lisa Gyöngy si è laureata in Lettere e Filosofia a Bologna e ha conseguito un master in regia a Parigi. Dopo dieci anni di lavoro nel cinema, dal 2019 si dedica alla scrittura, al fumetto e all’animazione. Nel 2024 ha pubblicato La scatola del nonno e ha ricevuto una menzione speciale DECS per il progetto di graphic novel Covando me stessa. Nel 2026 ha fondato Luna di Pomeriggio edizioni.

In Covando me stessa memoria, autobiografia e finzione si sovrappongono. Ghù, creatura in perpetua metamorfosi, incarna una ricerca di identità che rifiuta forme troppo stabili e definizioni definitive. La pressione sociale entra così nella narrazione come richiesta di conformità, mentre il cambiamento diventa una forma di resistenza.

UN TERZO LINGUAGGIO: LA PERFORMANCE

Il giorno più bello — installazione-performance di Alba Usai

Per molto tempo una frase ha accompagnato l’immaginario femminile: «Il matrimonio è il giorno più bello nella vita di una donna». Alba Usai parte da questa idea e sceglie l’abito — materia del suo lavoro e simbolo della rappresentazione sociale del femminile — per interrogarla.

All’inizio della mostra l’abito è completamente bianco. Durante l’esposizione il pubblico è invitato a intervenire sulla sua superficie con parole, disegni, colori e segni. Giorno dopo giorno il bianco assorbe incontri, pensieri ed emozioni, fino a trasformarsi in un racconto collettivo. Non viene messo in discussione il valore del matrimonio, ma l’idea che per una donna il «giorno più bello» debba essere uno soltanto e sia già stato deciso in anticipo.

Cresciuta in Ticino e di formazione artistica, Alba Usai è sarta e costumista. Dal 2022 collabora con atelier veneziani alla realizzazione e decorazione di costumi per il Carnevale di Venezia, in particolare per il Ballo del Doge. Nel proprio atelier in Ticino porta avanti una ricerca che unisce sartoria, costume e sperimentazione tessile.